Pittura blu di Pompei: com’era fatta e quanto era preziosa? Pompei, come gran parte del mondo antico, era una città dai colori vivaci. Gli scavi in corso stanno portando alla luce opere d’arte come affreschi, statue e mosaici, offrendo uno sguardo diretto sui dettagli dell’antica società romana. La conservazione della policromia originale della città ha fornito preziose informazioni sui materiali e le tecniche utilizzate dagli artisti, nonché sulla condizione economica degli abitanti di Pompei.

Pittura blu di Pompei: il blu egiziano
Uno dei pigmenti più noti nell’arte pompeiana è il blu egiziano (EB). Rinomato come il primo pigmento sintetico nella storia dell’umanità, l’EB veniva prodotto già nel 3200-3300 a.C. in Egitto come alternativa al più costoso lapislazzuli semiprezioso. Prodotto mediante cottura di sabbia silicea, carbonato di calcio, minerali contenenti rame e flusso alcalino a circa 850–950 °C, il prodotto raffreddato è una matrice vetrosa intervallata da grani blu intenso di tetrasilicato di calcio e rame.
Nell’antichità, l’EB veniva prodotto per la prima volta in Egitto, Mesopotamia e nell’Egeo. Divenne il pigmento blu più utilizzato nell’antico Mediterraneo e nell’Asia occidentale per oltre tre millenni, nonostante la relativa rarità dei pigmenti blu rispetto ad altri colori. Il blu spesso portava con sé importanti associazioni culturali, come legami con lo status o la divinità. Il valore e il prestigio dell’EB sono stati oggetto di dibattito, poiché alcune fonti ne sottolineano l’uso in contesti elitari. Mentre altre evidenziano come la produzione di massa lo abbia reso più accessibile. Nel corso della sua lunga storia d’uso, il valore dell’EB non è rimasto statico.

Cosa dicono le recenti scoperte
Vitruvio documentò anche la produzione di blu di etile a Puteoli (l’odierna Pozzuoli, in Italia) già nel I secolo a.C.. Recenti scoperte confermano la produzione di blu di etile vicino a Pompei (area flegrea comprendente Puteoli). La vicinanza di Pompei alla principale regione di produzione di blu di etile per l’Impero Romano è degna di nota. Il blu di etile veniva tipicamente commercializzato nell’Impero Romano sotto forma di piccoli granuli ( pilae ) di diametro fino a 20 mm. Questi granuli potevano essere macinati per ottenere un pigmento utilizzabile.
Sebbene il blu di etile fosse il pigmento blu dominante nella pittura murale romana, altri blu come l’azzurrite, l’indaco o il lapislazzuli venivano occasionalmente impiegati. All’interno di Pompei, studi precedenti hanno identificato spettroscopicamente il blu di etile in luoghi come la Casa dei Capitelli Colorati, il Tempio di Venere, la Casa del Giardino e la Casa di Ottaviano Quarzio.
L’attuale tecnica diagnostica di riferimento per la caratterizzazione dell’EB è l’imaging a luminescenza indotta da luce visibile (VIL), in grado di mappare rapidamente l’EB su ampie aree, identificando persino tracce di EB in luoghi che non appaiono più blu.

La Pittura Blu di Pompei nella Stanza Blu
La Stanza Blu è un santuario recentemente scavato e ben conservato (che misura circa 2,7 × 3,3 m), all’interno di una domus privata nella parte meridionale della Regio IX Insula 10 a Pompei. Questa stanza è notevole per il suo contenuto straordinariamente elevato di blu di Eulero, che ricopre quasi ogni superficie muraria esposta. Al termine dei recenti scavi, il sito archeologico ha rivelato la presenza di pareti dipinte di un blu caratteristico, numerose anfore e cumuli di materiali da costruzione, posizionati esattamente come si trovavano pochi istanti prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..
Con il santuario completamente scavato, il presente lavoro si propone di fornire un’indagine sui diversi pigmenti impiegati nell’ornamentazione della Stanza Blu. Poi sviluppare un metodo in situ per rilevare il blu di Eulero in condizioni di luce ambientale e sviluppare metodi per stimare la quantità di pigmento blu impiegato nella costruzione della Stanza Blu. In sintesi, questo studio mira ad ampliare la nostra comprensione dell’uso della policromia antica e delle pratiche artistiche a Pompei, in particolare per quanto riguarda le scelte materiali ed economiche implicate nella costruzione di spazi elaborati come la Stanza Blu.


