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Scegliere un font è un lavoro da non sottovalutare. Ogni tipo di carattere racchiude dentro di sé uno stile proprio, un emozione che scaturisce nel vederlo. Partendo quindi dalle normali categorie in cui vengono oggi suddivisi i font: dalla macro suddivisione tra serif e sans serif fino alle sotto categorie, vediamo quali sono le relazioni tra emozioni e font.

Emozioni e font: qual è il legame

Ovviamente ogni scelta deve essere fatta tenendo conto dell’effettiva leggibilità del testo finale, fermo restando questa regola, quindi, vediamo com’è possibile individuare lo stile più adatto al nostro progetto.

Serif e sans serif

Partiamo quindi dagli stili detti con “grazie”, ovvero i serif. Questa categoria di caratteri trasmettono uno stile elegante e raffinato, attirano l’attenzione proprio perché le grazie che ricordano un po’ lo stile della scrittura a mano. Sono sicuramente più piacevoli da guardare,  ma ricordate che tendono a stancare la vista sul lungo periodo, perché il testo risulta più difficile da decifrare per l’occhio. Per cui, in caso dobbiate usarlo per un testo molto lungo, fate attenzione. Tenente in considerazione che il lettore potrebbe abbandonare il contenuto prima del previsto, nonostante questo possa essere anche molto interessante.

emozioni e font
Il font Glory fa parte della categoria serif

Solitamente, infatti, per testi lunghi si va ad utilizzare il sans serif, le lettere sono semplici e trasmettono ordine e chiarezza, ma sono anche molto minimali e alla lunga (se utilizzate per un intero progetto grafico) potrebbero dare un effetto banale. Per questo solitamente si tende ad utilizzare più font insieme. Un modo classico è quello di attirare l’attenzione con un titolo in serif e poi delegare al sans serif il testo completo affinché sia più semplice da leggere.

emozioni e font
Il font Alyssum fa parte della categoria sans serif

In mezzo troviamo i font semi-serif, che sono proprio una via di mezzo delle due categorie principali, il risultato è meno elegante e più semplice di un vero e proprio serif. Dalle grazie molto squadrate c’è anche la categoria del slab-serif, utilizzato molto per i testi dei libri, trasmette ordine e robustezza.

Gli altri tipi di font

Eccoci arrivati ai font che non fanno parte delle macro categorie serif/sans serif. Qui troviamo per esempio gli script: estremamente accattivanti ricordano la scrittura a mano, spesso sono anche molto articolati e presentano ghirigori, abbellimenti, sfumature ed effetti calligrafici. Sono associati prevalentemente ad aggettivi come: femminile, divertente e casual e sono adatti per progetti che parlano di creatività, romanticismo, emozioni o ricordi. Non possono essere utilizzati (un po’ come i caratteri serif) per un testo molto lungo, perché rischiano di confondere e stancare la vista. Sono invece perfetti per attirare l’attenzione per titoli o per sottolineare parti di testo in un progetto grafico.

emozioni e font
Il font Romanttica fa parte della categoria script

I font display sono più complessi perché includono davvero molti stili. Normalmente però, dato che ricordando i caratteri delle macchine da scrivere o per esempio del ciclostile, sono associati più ad aggettivi come: maschile, grossolano e assertivo. Questi font quindi sono più adatti a lavori che per esempio hanno a che fare con la tecnologia e che sono di base meno creativi. Anche in questo caso si sconsiglia di utilizzarli per lunghi testi ma solo per titoli e frasi da mettere in risalto.

quiche
Il font Quiche fa parte della categoria display

Per finire la rassegna di emozioni e font ecco i monospaced dall’aspetto più normale e senza fronzoli sono assimilabili ai sans-serif per cui sono adatti alla scrittura di lunghi testi, senza stancare la vista.


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