ElfQuest è uno dei fumetti indipendenti più famosi e più originali di tutti gli Stati Uniti. Una saga fantasy che da oltre quarantotto anni continua a incantare pubblico e critica, con l’ampio respiro della storia e il fascino delle sue illustrazioni. Merito della straordinaria abilità grafica della sua creatrice, Wendy Pini (nata Fletcher). Poliedrica artista inserita, fra gli altri, nella Will Eisner e nell’Harvey Award Hall of Fame. Un’artista versatile, che non ha paura di mettersi in gioco.
Dopo anni trascorsi fra inchiostrazioni ricche di dettagli e laboriose colorazioni che alternano acrilico, acquerelli e pennarelli marker, nei primi anni 2000 Wendy Pini approda al digitale. Ed è subito idillio con Photoshop. La tavoletta grafica diventa il suo strumento di lavoro preferito. Soprattutto, le permette di realizzare il sogno di una vita; quello di “dipingere con la luce”.
Da diversi anni, l’artista sta portando avanti un progetto ambizioso; ricolorare in digitale la saga di ElfQuest. Dapprima per la DC Comics, licenziataria del titolo fino al 2007. Poi, nel 2012, per i tipi della Dark Horse. La nuova colorazione rinnova la magia di disegni e illustrazioni creati quasi cinquant’anni fa, ed esprime finalmente quella che era la visione originale dell’autrice di ElfQuest. E dopo i primi quattro libri della Original Quest, a Febbraio 2027 arriva “Siege At Blue Mountain”, in due volumi. Successivamente, la Dark Horse ha già anticipato che sarà il turno di “Kings of the Broken Wheel”, la terza serie di ElfQuest.
Nuovi colori e nuovo lettering; la “director’s cut” di ElfQuest – Siege At Blue Mountain
La serie “Siege At Blue Mountain” (in italiano “Assedio alla Montagna Azzurra”) è il secondo ciclo delle avventure di Cutter e dei suoi Wolfriders; gli elfi cavalcalupi protagonisti di ElfQuest. Gli otto episodi, pubblicati per la prima volta in bianco e nero dal 1986 al 1988, vedono Wendy Pini alle matite e Joe Staton all’inchiostrazione. Una collaborazione unica nella storia di ElfQuest. Successivamente, nel 1994, la storia è riproposta in due volumi, con i colori dello Studio Chelsea.
Per la nuova edizione del 2026, Wendy Pini non si è limitata a recuperare i vecchi artwork in bianco e nero e colorarli al computer. Le tavole originali, infatti, erano già corredate di balloon e dialoghi. Il risultato era che molte vignette risultavano anche troppo dense di informazioni, penalizzando l’esperienza di lettura. Da qui la necessità di ripensare completamente l’impostazione e la cadenza dei dialoghi, l’impatto visivo delle sequenze, e solo per ultimo i colori.

In diversi post comparsi sui suoi profili Social, l’artista ha spiegato la procedura utilizzata per questo ambizioso progetto. In primo luogo, ha cancellato i dialoghi e i contorni dei balloon, per ricreare poi quelli che erano i contenuti “visuali”; ambienti, parti del corpo dei personaggi ecc. Ciascuna inquadratura è stata ripensata, valutata e, dove necessario, modificata. Giocando abilmente con gli spazi, ingrandendo e diminuendo le dimensioni delle vignette per far respirare la pagina, Wendy ha effettuato un vero e proprio restyling della sua opera artistica.
Anche i dialoghi (con il lettering di Nate Piekos) sono stati rielaborati per renderli più organici, inserendoli in maniera armonica all’interno delle vignette. Il risultato è un’esperienza visiva del tutto nuova, anche per i lettori che conoscono già la serie.
Dall’acquerello al digitale; le colorazioni di ElfQuest
Non è del resto la prima volta che ElfQuest si esprime con la forza del colore. Anche se la serie nasce in bianco e nero, infatti, nei decenni successive edizioni a colori si sono alternate sugli scaffali di librerie e fumetterie, negli Stati Uniti e in tutto il mondo.
La versione Starblaze, per esempio, è colorata ad acquarello. In diverse interviste, Wendy Pini ha raccontato della sua frustrazione nel cercare di dipingere su una carta per fotocopiatrici di scarsa qualità. I colori non aderivano bene alla pagina, e il processo di stampa lasciava sgradevoli residui più scuri. Nei volumi successivi, invece, fu possibile utilizzare carta per la stampa di qualità superiore. Nonostante i problemi tecnici, l’edizione Starblaze resta una delle più amate dal pubblico.

Per la collezione “The Complete ElfQuest”, invece, Wendy Pini sperimentò una colorazione più orientata all’animazione. I colori erano applicati su fogli di acetato trasparenti, sovrapposti poi alle illustrazioni in bianco e nero. Come nella tecnica del “cel shading” usato nei cartoni animati, le ombre erano suggerite da colori pieni e contrasti molto netti.
Le nuove edizioni invece fanno pieno uso delle potenzialità di Photoshop per conferire tridimensionalità a volumi, tessuti e ambienti. Le ombreggiature sono minuziosamente curate, così come gli effetti di luce e le atmosfere di ciascuna vignetta, con un uso sapiente di aerografi, gradenti e textures digitali. Il risultato è una colorazione sensuale, raffinata e ricca di sfumature e nuances che amplificano le emozioni dei personaggi, immergendo completamente il lettore nel mondo fantastico creato da Wendy e il marito Richard nel 1978.


