Cleto Munari: una delle figure di spicco del design del ‘900 ci lascia all’età di 96 anni, il designer vicentino ci lascia in ricordo tantissime opere. Ha collaborato con maestri del calibro di Carlo Scarpa, Ettore Sottsass, Gio Ponti e Achille Castiglioni, portando l’eccellenza italiana nei musei di tutto il mondo. Designer e imprenditore italiano è nato a Gorizia e vissuto per molti anni a Brendola, in provincia di Vicenza. Figura di spicco del design italiano della seconda metà del XX secolo, lascia un’eredità creativa che ha trasceso i confini nazionali, con opere oggi presenti in oltre cento musei e istituzioni culturali di tutto il mondo.

Cleto Munari: l’Italia perde uno dei designer più noti del ‘900
L’incontro che segnò una svolta nella sua vita professionale avvenne nel 1973, quando conobbe Carlo Scarpa. Da questa relazione nacque una profonda amicizia e una collaborazione intellettuale che contribuì a indirizzare definitivamente Munari verso il mondo del design. Poco dopo, fondò Cleto Munari Design Associati, uno studio che nel corso degli anni sarebbe diventato un punto di riferimento per la collaborazione tra designer, architetti e artisti di fama internazionale.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, Munari si dedicò a un’intensa ricerca stilistica, sperimentando nuove forme espressive e collaborando con alcune delle figure più influenti del design contemporaneo. Accanto a Carlo Scarpa, un ruolo decisivo fu svolto da personalità come Ettore Sottsass, Gio Ponti, Vico Magistretti e Achille Castiglioni. Fu proprio il dialogo con Scarpa e Sottsass a infondergli quella particolare sensibilità estetica che avrebbe caratterizzato tutta la sua opera. Nel tempo, la collaborazione con artisti e designer internazionali divenne un pilastro della filosofia aziendale e contribuì alla creazione di oggetti che coniugavano funzionalità, sperimentazione e raffinatezza formale.

Particolarmente apprezzate erano le opere realizzate in oro e argento, che divennero simboli della sua visione estetica. Molte delle sue opere sono entrate a far parte delle collezioni permanenti di importanti musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York. Con la scomparsa di Cleto Munari, una delle figure di spicco del design italiano ci ha lasciato, ma ci lascia un’eredità che continua a vivere nelle sue creazioni e nei musei che le ospitano.

La biografia
La bellezza lo affascina fin da subito, ma professionalmente parlando, la sua “vocazione” arriva quando Cleto ha già superato i 40 anni. È il 1971, degli amici lo coinvolgono nella loro azienda di peltro e, ammaliato dal mondo del design , inizia a frequentare i suoi protagonisti.
“La creazione della bellezza richiede tempo, non può essere subordinata al denaro o alla fretta.” (Cleto Munari)
Nel 1973 , la svolta artistica: stringe amicizia con Carlo Scarpa , praticamente il più grande designer italiano del Novecento, che lo entusiasma a tal punto da dedicarsi completamente alla creazione e alla sperimentazione di nuove forme e oggetti attraverso la sua azienda Cleto Munari. Per farlo, brillante sia nella facilità con cui instaura rapporti sia nella scelta dei suoi “designer”, non solo progetta lui stesso ma eccelle al contempo nell’arte di “catturare” la bellezza.
Nel corso degli anni, infatti, ha raccolto, con incredibile estro, collaborazioni con tutti i grandi designer italiani del XX secolo, da Carlo Scarpa a Ettore Sottsass, da Alessandro Mendini a Hans Hollein, da Arata Isozaki ad Angelo Mangiarotti, da Oscar Niemeyer a Max Bill, solo per citarne alcuni. Un’unicità che fa di Cleto un modello straordinario, instancabile creatore delle proprie idee e di quelle di artisti che hanno fatto la storia del design internazionale.
Fino al 17 luglio 2022 , a cura di Luciano Setten e Paola Bellin per [e] DesignFestival , presso il Museo di Santa Caterina a Treviso , sono esposte oltre 80 sue opere , un vero e proprio viaggio nella storia del design italiano. Molte realizzazioni che oggi possono sembrare “ovvie”, nascono, infatti, da idee visionarie create per la prima volta da Cleto Munari.


