Lo sappiamo che almeno una volta ci avete provato anche voi. Se pensate di no è perché molto probabilmente lo avete fatto in maniera inconscia, senza rendervene conto. Sì signori e signore: ognuno di noi almeno una volta approvato a parlare all’algoritmo in modo da essere indicizzato meglio o non bloccato. Hai mai provato a scrivere di sesso storpiando la parola “sex”? Oppure hai abbreviato o inserito degli errori di battitura in modo che l’algoritmo non capisse di che cosa stavi parlando? Beh, se lo hai fatto hai utilizzato uno slang digitale che viene definito algospeak. Un linguaggio che permette di aggirare i filtri automatici dell’algoritmo utile a creare complicità sui social.

Algospeak: il codice che sfida gli algoritmi

Ma come funziona questo algospeak? In pratica come una scorciatoia creativa. Lego ritmi dei social infatti sono stati studiati affinché possano filtrare i contenuti violenti, sensibili o inappropriati. Spesso però nell’attuare questa loro pratica sono fin troppo rigidi e molti profili innocui si sono ritrovati bloccati o non indicizzati.

Per aggirare questo sistema si è quindi creato un linguaggio in codice dove basta sostituire con una vocale o un emoji o un nuovo termine il contenuto che deve passare in osservato all’algoritmo. Insomma, un po’ come quando da adolescenti ci inventavamo parole segrete per comunicare con i nostri amici affinché gli altri non capissero quello che ci stavamo dicendo.

Un escamotage per non farsi bannare che con il tempo è diventato un vero e proprio linguaggio che sta cambiando il modo di comunicare online. Per la Gen Z è un modo per fare community e farsi riconoscere. Una sorta di badge di appartenenza dove ci si schiera contro l’algoritmo.

algospeak
Ecco come funziona il linguaggio in codice che aggira l’algoritmo

Come vedremo sta sempre di più diventando anche un escamotage strategico per i brand. Sapete perché? Perché costringe ad essere creativi. Non si può scrivere semplicemente la prima cosa che ci viene in mente ma si deve cercare una variante, inventare un simbolo. Si devono mischiare lettere ed immagini in modo da creare post freschi, ironici, attratti surreali.

Strategie per i brand

Ma vediamo ora come i brand stanno utilizzando l’algospeak per creare delle vere e proprie strategie di condivisione e vendita. Come abbiamo visto non è più soltanto un gioco da ragazzi, ma piuttosto un escamotage per diventare più autentici e parlare la lingua delle nuove generazioni.

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Ecco un libro in cui potrete imparare a creare nuovi codici per aggirare l’algoritmo. Algospeak di Adam Aleksic, lo trovate su Amazon

I brand stanno quindi creando delle nuove parole da utilizzare come Reaction per i loro TikTok o come marchio per i loro meme. L’obiettivo è farsi percepire sempre più vicini all’utente costruendo contenuti in linea con lo stile delle varie piattaforme. Ovviamente in questo gioco serve molto equilibrio, quindi ogni azienda deve riuscire ad utilizzare questo linguaggio in maniera mai forzata, alternandolo a contenuti più precisi e seri.

Algospeak: un linguaggio destinato a restare

Rispetto ad altri trend linguistici come quello del brainrot, l’algospeak non sembra affatto una moda passeggera. Anche se gli algoritmi con il tempo cambieranno e diventeranno sempre più intelligenti, la creatività dell’uomo nell’inventare nuovi codici aprirà quella che è una vera e propria partita infinita.

Un gioco tra le parti dovrà vincere sarà sempre l’immaginazione. Un gioco che infondo infondo quello che da sempre vogliono stimolare i social, ovvero creare nuovi modi per comunicare che si evolvono velocemente e diventano con il tempo parte della cultura digitale. L’algospeak è l’esempio perfetto di questa cosa che vi stiamo descrivendo. Nasce come uno stratagemma e con il tempo si sta trasformando in un linguaggio globale.


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