Un cielo di centrini nel paese sardo di Arborea è stato creato in occasione della festa del Redentore e ha trasformato Piazza Maria Ausiliatrice in una grande opera d’arte a cielo aperto. Questi centrini sono stati realizzati dai residenti nel territorio. La cosa che mi ha colpita di più non è solo il fatto di come siano stati posizionati, ma anche il meraviglioso effetto geometrico di ombre che creano sulle mattonelle della piazza. Le decorazioni non sono solo arte, ma veri e propri pezzi di memoria. Ore passate con il filo tra le mani, creatività e pazienza, tradizioni che si tramandano di nonna in nipote, di madre in figlia. Sono lavori che un tempo (e ancora) trovavamo nelle case delle nostre nonne e che oggi sono usciti dalle mura domestiche per diventare qualcosa di condiviso da una comunità intera.

Un cielo di centrini: il filo della memoria, antica tradizione sarda
Pizzo chiacchierino, filet, punto corona, conchiglia incrociata e tante altre tecniche tutte diverse con storie diverse. Ma tutte insieme hanno creato questo piccolo miracolo: un cielo di merletti. Mi piace pensare che custodire una tradizione non significhi semplicemente lasciarla ferma immobile nel passato. Spesso significa donarle un posto nuovo, inaspettato, persino tra le nuvole.
Il ricamo annodato sardo è essenzialmente una tecnica di ricamo a punti contati che utilizza il nodo corallo per creare disegni geometrici bianchi su bianco, traforati e ricchi di texture, che prevedono combinazioni e variazioni di una varietà di motivi tradizionali. Il punto annodato usato in questo tipo di ricamo si chiama Su Punt ‘e Nù (originario di Teulada). Lo ritroviamo non solo nei centrini ma anche nei costumi tradizionali di ogni paese della nostra bellissima regione.
La tecnica di merletto più famosa in Sardegna è il filet di Bosa detto anche in limba sa randa osinca. Poi abbiamo anche la tessitura a pibiones e il merletto a uncinetto. I motivi rappresentati spaziano dalla classica pavoncella sarda alle trame geometriche.

Il centrino: una decorazione con tanta storia
Per secoli, il centrino e i suoi derivati hanno prosperato sulle superfici domestiche (tavoli e credenze, divani e poltrone, pianoforti a coda e vetri delle finestre) come custodi di materiali, tradizioni e decoro. Ma ora questi guardiani della casa sono stati quasi completamente esorcizzati dagli interni moderni, con i loro spazi abitativi sempre più ridotti, l’imperativo della funzionalità, i gadget tecnologici e i mobili prodotti in serie con una durata minima.
In un’epoca più cavalleresca, i centrini e simili erano i cavalieri bianchi della sfera domestica, proteggendo i mobili, ad esempio, dall’olio di Macassar, una pomata per capelli popolare tra gli uomini europei del XIX secolo che lasciava un residuo oleoso sui tessuti. Nacque così l’antimacassar. Le piccole coperte di pizzo, spesso realizzate in un bianco immacolato per resistere a frequenti lavaggi e candeggina, si diffusero ben presto in ogni angolo. Per riempire il tempo libero, le loro creatrici domestiche (di solito donne) idearono creazioni sempre più elaborate. Alcune utilizzavano rocchetti di osso o avorio per intrecciare e torcere singoli fili in motivi accattivanti; altre impiegavano ricami, lavori ad ago, trafori o macramè per i loro disegni unici.
Mentre alcuni aspiravano alla complessità dei fiocchi di neve, altri ricercavano l’esuberanza dei fiori di crisantemo. Ma qualunque fosse il riferimento, più elaborato era il disegno del centrino, più esso ostentava prestigio, lignaggio e inventiva maestria artigianale. I centrini attutivano il forte tintinnio dei bicchieri di whisky, addolcivano l’impatto di una teiera bollente che versava il Darjeeling pomeridiano, o smorzavano la spinta di un pesante posacenere di cristallo verso un fumatore di sigari. Prevenivano macchie, graffi, aloni d’acqua e scolorimento. Ma i centrini non erano solo funzionali: introducendo accenti vivaci e una virtuosa vitalità nell’oscurità delle stanze rivestite in legno, il loro aspetto decorativo era spesso la loro vera ragion d’essere.
Un’installazione magica: un cielo di centrini
Avevamo avuto modo di rivivere la stessa magia già l’anno scorso, ma questa era la prima volta che potevo ammirarli dal vivo. Sono restata estasiata con la testa rivolta al cielo ad ammirare queste meravigliose opere d’arte realizzate da mani sapienti. Un’installazione nata dall’idea delle “signore dalle mani d’oro” di Domusnovas e resa possibile anche grazie alla comunità e alla sindaca di Arborea Manuela Pintus.
«Un ringraziamento speciale va anche a tutti coloro che, con il loro contributo, hanno reso possibile l’allestimento di quest’anno», conclude Pintus, «Iolanda, Angelino, Ornella, Alessandra, Santino e Concetta, Chiara e il CAS Anziani, Giuliana, Marina, il Comitato Festeggiamenti SS Redentore 2026, Giorgio, Monica, Elio, Carla e le signore dell’oratorio di Luri. Sono nomi che rappresentano il volto autentico di una comunità che sa fare rete attorno alla bellezza e alla condivisione». Dichiarazione della sindaca di Arborea all’Unione Sarda
L’installazione è tutt’ora presente per chi voglia andare ad ammirarla in piazza Maria Ausiliatrice ad Arborea.










