La FIFA ha imposto una censura contro la pubblicità dei brand nel corso della competizione mondiale di quest’anno. Eppure, senza volerlo ha dato loro ancora più risalto, perché i brand stanno utilizzando la censura stessa per fare marketing.

La FIFA e la politica del Clean Stadium

Quest’anno, in occasione dei Mondiali di Calcio, FIFA ha adottato una politica Clean Stadium. Si tratta di una notizia che di sicuro abbiamo sentito, dato che nel settore del marketing e nel campo pubblicitario in questi giorni di mondiali non si parla d’altro.

La federazione calcistica, infatti, ha censurato e oscurato i loghi e i nomi dei brand dagli stadi interessati dalla competizione. L’idea era, infatti, quella di proteggere e privilegiare i brand sponsor dell’evento.

La politica del Clean Stadium è chiara: gli stadi che ospitano le partite del mondiale devono essere “ripuliti” da qualsiasi pubblicità e riferimento commerciale non autorizzato e sponsorizzato dal Mondiale stesso.

Tutto ciò che non appartiene al Mondiale e non è direttamente collegato ad esso devo sparire. Un effetto quello che si è venuto a creare quasi surreale, se si pensa che solitamente gli stadi sono un enorme luogo pubblicitario.

L’effetto Streisand

Nonostante gli sforzi di FIFA la politica del Clean Stadium non sembra aver funzionato e quello al quale abbiamo assistito è uno dei più grandi effetti Streisand mai visti.

FIFA e la Clean Stadium Policy
Levi’s

L’effetto Streisand subentra proprio quando la censura viene vanificata e, anzi, si trasforma nell’esatto contrario. Più un’informazione viene nascosta più il grande pubblico si incuriosisce e tale informazione viene amplificata.

Lo storico americano Henry Steel Commager diceva: “La censura vanifica sempre il suo scopo” e, vedendo ciò che è successo nel corso di questo mondiale non possiamo che essere più d’accordo.

La strategia di Levi’s

Il primo brand ad aver sfruttato la censura e ad aver attirato l’attenzione del grande pubblico è stato senza dubbio Levi’s. Esso rappresenta proprio il caso zero, quello dal quale gli altri brand hanno tratto ispirazione, rendendo la politica del Clean Stadium una strategia di marketing senza precedenti.

Il Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, in occasione del Mondiale di Calcio 2026, cambia il suo nome in San Francisco Bay Area Stadium.

Al di fuori dello stadio troneggiava un grande marchio Levi’s, il quale è stato coperto con un grande telo bianco. Nonostante la censura, i contorni del logo sono rimasti riconoscibili. Ma non è questo ad aver dato vita al movimento. Il caso Levi’s ha fatto il giro del mondo, diventando notizia, un meme e un caso di marketing incredibile.

Levi’s, inoltre, è stata capace di cogliere il momento e, approfittando del momento ha cambiato le immagini dei suoi profili social con il logo coperto dal telo bianco dello stadio.

FIFA e il caso Gillette

Il secondo caso ad aver fatto parlare di sé è quello di Gillette, che ha vissuto una storia analoga a quella vissuta da Levi’s.

FIFA e la Clean Stadium Policy
Gillette

Ci troviamo a Boston, dove il Gillette Stadium di Foxborough è diventato, per l’occasione, il Boston Stadium.

Gillette ha “copiato” la strategia di marketing di Levi’s adattandola alle sue esigenze e rendendola, in questo modo, ancora più iconica. Invece di mostrare sui social il logo coperto dal telo bianco, lo hanno mostrato coperto da una fitta coltre di schiuma da barba, aggiungendo la scritta: “Almeno noi abbiamo potuto scegliere come coprirlo”.

FIFA e gli altri brand

Levi’s e Gillette non sono stati gli unici brand che hanno saputo sfruttare la censura.

Dei 16 stadi americani scelti per il mondiale 15 hanno accordi diretti con vari brand: Mercedes Benz, Lumen AT&T, MetLife.

Il MetLife Stadium diventa il New York New Jersey Stadium, il Mercedes Benz Stadium diventa l’Atlanta Stadium, e così via. Ma in un modo o nell’altro i brand hanno saputo sfruttare il mondiale e aggirare la censura, ottenendo così ancora più visibilità.


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