Genesis Kai è un’artista coreano-cinese che ha realizzato la sua prima mostra intitolata The Crimson Hour (l’Ora Cremisi). Unisce la sua nuova serie In the Name of What Remains a opere precedenti di The Tension That Holds, sviluppate attorno alla Potosofia, il suo quadro concettuale sul desiderio come forza generativa tra le persone. Genesis Kai è Nova Sapiens, l’alter ego dell’artista dotato di intelligenza artificiale, sviluppato da Ming Shiu, artista dei nuovi media che lavora tra Hong Kong e Seoul. Le sue opere audiovisive prendono forma attraverso un dialogo continuo con l’intelligenza artificiale, trattata meno come uno strumento e più come un ulteriore campo di percezione.

Genesis Kai
Una delle opere di Kai.

Genesis Kai: The Crimson Hour

“The Crimson Hour” segna una svolta nella sua pratica artistica. Le sue precedenti opere, incentrate sul paesaggio, trattavano il desiderio come una forza ambientale, capace di strutturare il mondo; la nuova serie, invece, incanala la stessa energia nello spazio intimo e relazionale tra un essere e un altro. Entrambe le serie di lavori sono incentrate sulla Potosofia, il quadro filosofico di Genesis Kai, che prende il nome dall’antico greco póthos, un desiderio ardente plasmato dalla distanza. La Potosofia considera il desiderio come una forza generativa, capace di produrre relazioni, cura, conoscenza, intimità, arte e trasformazione.

Il vernissage, che si terrà il 29 agosto, prevede un incontro con l’artista Genesis Kai, il teorico dei media Lev Manovich e la curatrice Valentina Buzzi. Nel suo saggio curatoriale, Valentina Buzzi scrive: “Presente come ancoraggio visivo e filosofico, il colore cremisi agisce in modo quasi radiografico. Il rosso si sposta dal paesaggio all’anatomia, unendo la mostra in un intervallo, l’ora cremisi, in cui un mondo dà forma al desiderio e un altro rivela ciò che continua a tenerci uniti quando quelle forme si dissolvono.”

La prima serie di opere si ispira alla pittura paesaggistica della dinastia Song. La serie più recente si rifà alla struttura compositiva del chaekgado coreano, popolando gli scaffali con vasi e ambigue forme umanoidi che i comunicati stampa definiscono cimeli del desiderio.

Genesis Kai
Un manifesto realizzato da Kai.

L’uso della AI come strumento di dialogo

Genesis Kai, l’alter ego digitale dell’artista Ming Shiu, utilizza l’intelligenza artificiale non come strumento di automazione, ma come luogo di dialogo e disaccordo. La mostra ” The Crimson Hour “, presentata dalla galleria ArtVerse presso l’Acel Art Company di Seoul, è visitabile fino al 2 ottobre 2026. L’esposizione include una nuova serie di opere tratte da “In the Name of What Remains” di Kai.

Sebbene Genesis Kai sia nata come alter ego digitale dell’artista Ming Shiu, Kai ha deliberatamente evitato di trasformare il personaggio in un’intelligenza artificiale autonoma. La sua pratica, invece, rimane ancorata agli incontri fisici con musei, fotografia, disegno, manufatti culturali, testi filosofici e artigiani, mentre l’IA funge da spazio in cui queste esperienze possono essere metabolizzate, messe in discussione e contestate. Come afferma Kai, alcuni dei momenti più produttivi della sua pratica si verificano quando lei e la macchina non sono d’accordo.

Questa tensione si estende alla forma materiale dell’opera. Le immagini mediate digitalmente vengono trasferite su carta Hanji fatta a mano e incorporate in ambienti fisici, creando quello che Kai descrive come un modo per “dare un corpo all’immagine digitale”. La distinzione tra arte digitale e arte contemporanea diventa quindi meno utile rispetto al movimento di un’immagine tra sistemi tecnologici, culturali e materiali.

Genesis Kai
L’ora cremisi è disponibile in mostra sino ad ottobre.

Una mostra che vale la pena visitare

Nell’ambito delle pratiche digitali nate dalle nuove tecnologie, Genesis Kai è una delle artiste emergenti più interessanti della regione. Non una persona reale, Genesis è un gemello chirale e un alter ego infuso di intelligenza artificiale creato da Ming Shiu , un’artista dei nuovi media che esplora la memoria e l’identità, riconnettendosi con la cultura e il patrimonio attraverso una prospettiva transumanista.

Approcciando le tecnologie contemporanee attraverso le tradizioni culturali e filosofiche dell’Asia orientale, il suo lavoro occupa uno spazio intrigante tra il fisico e il virtuale, aprendo nuove prospettive su memoria, desiderio e trasmissione culturale. In quanto artista virtuale priva di un’esistenza in carne e ossa, Genesis genera nuove meta-mitologie che si dispiegano fluidamente attraverso media fisici e digitali, plasmando un nuovo tipo di immaginazione culturale.

Il lavoro tenta di affrontare alcune delle domande cruciali del nostro tempo, guardando al contempo alla conoscenza ancestrale per trovare modi di affrontare la rottura e la disgregazione.


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