Yang Yexin è un’artista concettuale cinese che alla 61esima biennale di Venezia ha lasciato il pubblico senza parole con la sua opera Art or Gold.
Chi è Yang Yexin
Yang Yexin è un’artista concettuale contemporaneo cinese, famoso per le sue opere provocatorie, nate per criticare la società moderna. L’artista è nato a Haining, nella provincia di Zhejiang, nel 1977.

Yexin è diventato celebre a livello internazionale nel 2021, grazie alla performance Gold Rice. In quell’occasione ha gettato 1.000 chicchi di riso realizzati in oro puro, che complessivamente avevano un valore di 200.000 yuan (circa 25.000 euro) nei cestini della spazzatura di Shangai, nei tombini e nel fiume Huangpu. La performance aveva come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo spreco alimentare.
L’artista è, inoltre, famoso per le sue performance visive e le installazioni provocatorie, ma anche come direttore creativo e per il suo background pubblicitario. Per lungo tempo, infatti, ha affiancato la sua carriera artistica al suo lavoro nel settore pubblicitario, fondando l’agenzia Match Communication e influenzando l’impatto immediato del linguaggio visivo sui media.
Art or Gold alla Biennale di Venezia
I chicchi di riso di Yang Yexin tornano protagonisti a Venezia, in occasione della 61esima biennale.
“Come to the Venice Biennale, for art? Or for gold?”, la domanda volutamente provocatoria è stata lanciata dall’artista in occasione della Biennale di Venezia 2026.
Si tratta di una provocazione che costringe il pubblico presente su quali siano le loro reali priorità. La Biennale è il tempio dell’arte e chi arriva lì lo fa seguendo il loro amore più profondo per essa… oppure no? È più importante l’arte o l’oro? È più importante la profonda parte spirituale del tempio dell’arte o il valore materiale della stessa?
Yang Yexin e la performance veneziana
Per dieci giorni consecutivi Yexin ha disseminato mille chicchi di riso in oro puro negli spazi esterni davanti a padiglioni della Biennale. 1.000 chicchi di riso, del valore di circa 25.000 euro, non erano chiusi in teche blindate, ma sparsi sui ciottoli, nelle piazze, lungo i gradini d’ingresso.

“Questo gesto apparentemente generoso è, in realtà, l’acuta indagine dell’artista sulle complesse relazioni tra arte e capitale, valori orientali e occidentali e distribuzione globale delle risorse. La mostra invita il pubblico di tutto il mondo ad assistere a questa simbolica invasione d’oro e a confrontarsi con la scelta definitiva: arte o oro?”
Gli spettatori si ritrovano davanti a un bivio: chinarsi e raccogliergli o proseguire il loro cammino verso il padiglione?
“Entrare nel padiglione o fermarsi a cercare l’oro?” Si può fare una sola scelta ed è lì che è racchiuso tutto il significato dell’opera.
Ha destato molto scalpore, in particolar modo, la scelta di disseminare i chicchi di riso attorno al padiglione degli Stati Uniti d’America.
L’opera non giudica i visitatori, non condanna chi sceglie l’oro, è lì solamente per osservare, per aprire una finestra non solo sul mondo dell’arte ma su tutta la cultura moderna.
Rivela le contraddizioni dell’arte, ma al tempo stesso rivela l’intera società moderna, dominata dal consumismo, dalla monetizzazione di ogni esperienza.
E c’è di più: tutto ciò è portato alla luce da un minuscolo insignificante chicco di riso.


